Olivicoltura

Alla scoperta della Tignola dell’olivo (Prays oleae)

La Prays oleae, chiamata comunemente tignola o tignola dell’ulivo, è un piccolo lepidottero diffuso in tutto il territorio olivicolo.
L’insetto adulto si presenta come una piccola farfalla (10 – 15mm) con ali frangiate e di colore grigio-argento con macchie di colore nero sul primo paio di ali mentre la larva misura circa 8mm ed è di colore marrone chiaro. Sui fianchi sono presenti delle strisce di colore giallo che ricoprono parte del ventre.
Oltre alla pianta di olivo, la tignola attacca anche piante come il ligustro (ligustrum) e il gelsomino (Jasminum).

Fiori colpiti dalla TignolaLe femmine depongono le loro uova in primavera subito dopo lo sfarfallamento e l’accoppiamento. Le uova sono oblunghe, di colore giallo sporco e di dimensioni di circa 0,5 mm; sono quindi molto più piccole di quella della mosca dell’olivo.
L’ovideposizione avviene con un singolo uovo per fiore. Le larve che fuoriescono iniziano fin da subito a nutrirsi dei fiori. Deturpano il bocciolo fiorale con un gran numero di fili di seta sottili. Questi fili servono per la loro locomozione tra i vari fiori; una singola larva infatti può nutrirsi anche di 8-10 fiori prima di passare allo stadio successivo.
La prima generazione di larve è antofaga, penetra internamente nei boccioli fiorali.
La seconda generazione delle larve è invece carpofaga, le larve iniziano ad attaccare i frutticini quando questi misurano pressappoco 5mm. Le larve scavano piccole gallerie nei frutticini e arrivando nei primi strati del frutto si nutrono della polpa. Le loro deiezioni rimangono all’interno del frutto e generalmente le larve si spostano fino al nocciolo perforandolo quando questo non è ancora indurito completamente.
I frutti colpiti subiscono una cascola anticipata.
Ci sono poi le larve della terza generazione che si nutrono delle foglie e vengono dette fillofaghe. Le larve si comportano come minatrici nutrendosi del parenchima fogliare, ovvero lo strato presente tra la pagina inferiore e superiore della foglia.
Lo svernamento avviene sotto forma di larva di terza generazione che passa l’inverno nel parenchima fogliare.

Frutticino

Lo sfarfallamento degli adulti avviene in primavera da aprile a maggio a seconda del clima.
In questa fase dell’anno si sviluppa la generazione a carico dei frutticini (carpofaga).

Le aziende che seguono l’agricoltura biologica possono intervenire in modo preventivo con trattamenti a base di Bacillus thuringiensis varietà Kurstaki, piretrine naturali o Azadiractina. Il prodotto biologico va applicato preferibilmente nel tardo pomeriggio per minimizzare gli effetti negativi dei raggi UV, si raccomanda di non miscelare il prodotto con principi attivi alcalini.
È consigliabile ripetere il trattamento a distanza di 5-10 giorni in relazione all’infestazione e la sua intensità.

L’Azadiractina è un prodotto concesso in agricoltura biologica, che funge sia da repellente che da larvicida, anche questo prodotto deve essere applicato per via fogliare verso le ore serali ed in assenza di vento.

Antagonisti naturali

Esistono molti antagonisti naturali, ma solo pochi riescono a contenere il lepidottero: il braconidie Clelonus elaphilus SILV e l’encirtide Ageniaspis fuscicollis DALM. Quest’ultimo è in grado di parassitizzare le larve di tutte e tre le generazioni della tignola.

Trappola con le sue "prede" Tra i predatori rivestono una certa importanza il crisopide Chrysoperla carnea e l’emittero antocoride A. nemoralis.
L’attività dei parassitoidi e predatori non è costante nel tempo e non è in grado di ridurre in maniera sensibile le popolazioni del lepidottero.

Per la lotta chimica, alla generazione carpofaga, è necessario utilizzare prodotti sistemici o citotropici in grado di raggiungere la giovane larva che si addentra all’interno dell’olivina.
A tale proposito sono indicati Dimetoato, Fosmet, Acetamiprid oppure con trattamenti a base di Spinetoram.
Il trattamento con questi prodotti si rende necessario al superamento della soglia di intervento del 10-15% di drupe con presenza di un uovo, l’intervento dovrà essere effettuato quando l’olivina raggiunge le dimensioni di un grano di pepe, in particolare quando il 50% delle uova sono schiuse.

Il monitoraggio è sempre la chiave della buona riuscita agronomica!
È inutile fare dei trattamenti a calendario, con costi altissimi per l’olivicoltore e per l’ambiente.
Il tecnico deve avere la capacità di osservare, capire se vale la pena di intervenire e progettare il metodo di intervento con coscienza.
Tutto ciò a prescindere che la conduzione dell’oliveto sia o meno biologica, la chimica va usata con molta cautela, perché può risultare inutile o dannosa, inoltre esistono alternative più sostenibili, più efficaci.

Altra trappola ben funzionante

Dettaglio di una trappola e il gran numero di tignole catturate
Come ultima considerazione possiamo dire che i prezzi dei prodotti concessi in agricoltura biologica sono più alti dei prodotti di sintesi chimica, ma l’equilibrio ecologico del sistema oliveto è importante, questo deve preservare la salute delle nostre piante e del nostro suolo passa anche e soprattutto da una gestione responsabile dei trattamenti.

Natascia Riggi – agricoltura.fvg@gmail.com

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